La nuova menata in salsa Sinner riguarda l’Inno e la sua esecuzione nel Principato. Robe da matti. Cioè, il fenomeno Jannik stravince a Monte-Carlo, riacchiappa la vetta del ranking Atp, alza la coppa e si fa una cantatina sulle note del Mameli. Fratelli/ D’Italia / L’Italia / S’è desta ecc ecc... La cosa più normale del mondo, a ben guardare. E invece no, pure quella si trasforma in “caso”, questione da sviscerare, fattispecie curiosa dell’altoatesino che canticchia le sacre note e, oddio, perché mai canticchia le sacre note?! Glielo chiedono in conferenza: «Di grazia, perché hai intonato l’Inno?». Lui ci pensa uno zic e... «...Eh, perché in genere l’Inno si canta, no?». E dovrebbe finire lì ma la verità è che il tema prende piede, conquista gli spazi sui social e nei portali, al punto che qua e là la notizia non è più «Orcamiseria che razza di fenomeno è questo qua», ma «Ué, avete visto? Sinner ha intonato Fratelli d’Italia». Come se fosse qualcosa di strano, sbagliato, forzato, artefatto, innaturale.
E sapete qual è la verità? La verità è che tutta questa analisi (il)logica sui comportamenti del più grande campione del tennis italiano (anzi, il più grande campione dello sport italiano di tutti i tempi) nasconde una sorta di becera discriminazione e diffidenza, un’antipatia malcelata che non può colpire l’atleta (come fai, vince sempre...) e allora prova a colpire l’uomo (canta l’Inno, mah...). Come se non fosse cosa sua, come se fosse italiano solo per nostra esclusiva convenienza e quindi sì, portaci i titoli e la gloria, ma per cortesia non ti allargare. Una sorta di patetico razzismo - spesso anche solo inconsapevole - che i suoi tristissimi nemici provano a far attecchire qua e là, va detto, con scarsi risultati. Non ci riescono, non ce la fanno, e questo perché di fronte hanno un fenomeno del tennis che è contemporaneamente anche un fenomeno della comunicazione.







