Il Fondo monetario internazionale taglia al 3,1% le stime della crescita globale per il 2026, come risultato di un'economia alle prese con le turbolenze generate dal Medio Oriente. Uno 0,2% in meno rispetto alle stime di gennaio, accompagnato da un'inflazione in rialzo al 4,4% sulle pressioni dei prezzi dell'energia.

Nessuno, o quasi, si salva dalla tempesta: l'Italia sconta una limatura dello 0,2%, allo 0,5%, in un'Eurozona che frena all'1,1%, dovendo fare i conti già con gli impatti sull'energia causati dall'invasione del 2022 ai danni dell'Ucraina da parte della Russia.

Mosca, alla fine, è tra i pochi a beneficiare delle turbolenze sull'energia (+0,3% a +1,1%), grazie al ricco portafoglio di materie prime, tra petrolio, gas e fertilizzanti. Quello tracciato dal World economic outlook è la migliore delle ipotesi simulate dagli esperti del Fondo, basata su una "previsione di riferimento" che la guerra abbia "durata, intensità e portata limitate", con un aumento dell'energia del 19% nel corso dell'anno.

Ma se il confitto in Iran e Medio Oriente si dovesse trascinare per qualche settimana ancora, l'economia mondiale rallenterebbe di altri decimali. E se le cose dovessero andare male o molto male, con la guerra lunga, la crescita potrebbe frenare dal 3,4% del 2025 al 2,5% o addirittura al 2%, a un passo dalla recessione globale, con un'inflazione in volo al 6%. Il rischio è di finire nella "più grande crisi energetica dei tempi moderni", in "uno shock comparabile con quello del 1974".