“Voglio vedere i permessi di soggiorno, perché i documenti potrebbero essere contraffatti…”. La richiesta, più o meno testuale, è stata formulata da un arbitro del campionato di Seconda Categoria (girone M), quando nel campo sportivo comunale di Polverara, in provincia di Padova, ha verificato i cartellini delle due squadre che di lì a breve sarebbero scese in campo, ovvero la locale San Fidenzio Polverara e gli ospiti della Polisportiva San Precario di Padova. Tra i documenti che gli erano stati esibiti, l’arbitro aveva in mano le carte d’identità di due ragazzi africani, dalla pelle nera, e così si è rivolto all’accompagnatrice del San Precario per acquisire la prova che gli extracomunitari fossero in possesso anche del permesso di soggiorno in Italia.

“In 18 anni da presidente del San Precario non mi è mai accaduta una situazione del genere. – commenta Roberto Mastellaro – Il regolamento richiede che i calciatori per partecipare a una partita siano in possesso di una carta d’identità, oppure di un passaporto o di un tesserino della Figc. Mai era stata richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno. Non so se si sia trattato di un’ingenuità dell’arbitro… in ogni caso siamo rimasti allibiti”. È bastata la provenienza da un paese africano per far scattare il dubbio dell’arbitro. “Soltanto per non far ritardare l’inizio della partita abbiamo esibito il permesso dei due calciatori, ma adesso chiediamo di sapere le ragioni di un comportamento del genere che riteniamo discriminatorio. Nella nostra rosa abbiamo anche un altro giocatore extracomunitario dal doppio passaporto, inglese e slovacco, ma per lui non è stato chiesto nulla”.