In Ungheria il futuro governo di Tisza indagherà a fondo sul "goffo" presunto tentativo di attacco al gasdotto TurkStream, avvenuto a pochi giorni dal voto: lo ha detto il vincitore delle elezioni ungheresi, Peter Magyar, rispondendo in conferenza stampa a una domanda dell'emittente indipendente serba N1, aggiungendo di ritenere che il responsabile di quella azione sia lo stesso "padrino" della "grande amicizia" fra il premier sconfitto, Viktor Orbán, il presidente serbo, Aleksandar Vučić, e il premier slovacco, Robert Fico.
Orbán, scrive N1 citando Magyar, aveva già previsto un sabotaggio a qualche infrastruttura energetica per danneggiare Budapest.
"Posso quindi dire che è stato fatto in modo piuttosto goffo, ed era chiaro che gli organizzatori si sono tirati indietro e non sono andati fino in fondo come invece si aspettavano i loro superiori dalla Russia e come si aspettava Viktor Orbán. Penso che abbiano fatto la cosa giusta, perché il governo di Tisza indagherà su cosa sia successo realmente e se ci sia stato un pericolo reale, perché è anche possibile che ci sia stato. Ma se c'era un pericolo reale, allora il primo ministro avrebbe dovuto governare il Paese, non fare la scenetta come ha fatto Orbán la domenica di Pasqua, che è volato in elicottero e ha radunato tutta la propaganda ungherese con elmetti e uniformi per 'incutere timore' tutti insieme", ha detto Magyar a N1. Poi, dopo aver detto di voler mantenere buoni rapporti con l'attuale dirigenza serba e di volerla incontrare presto, ha aggiunto: "So esattamente cosa sta succedendo in Serbia e so quali legami esistevano, esistono e potrebbero esistere tra il governo di Orbán e la Serbia guidata da Vučić, così come so quali legami esistono tra la Slovacchia di Fico e Orbán, e so più o meno chi c'è dietro queste relazioni, chi è il 'padrino' di queste grandi amicizie ", ha aggiunto, senza però fare nomi. In un'intervista a tutto campo sull'emittente di stato serba Rts, Vučić ha risposto a Magyar: "Da buoni vicini, e da buoni amici, lo informeremo di quanto emerso dalla nostra indagine e gli faremo notare che si sbagliava a credere alle chiacchiere dei tabloid (...) secondo cui qualcuno avrebbe ordito un complotto".













