Il gasdotto TurkStream torna al centro della tensione geopolitica europea dopo il ritrovamento di esplosivi nei pressi della sua diramazione balcanica, tra Serbia e Ungheria. A pochi giorni dalle elezioni ungheresi, l’episodio apre interrogativi su sicurezza energetica, possibili sabotaggi e uso politico delle infrastrutture strategiche.
Il ritrovamento degli esplosivi e il rischio di sabotaggio. Il caso emerge il 5 aprile, quando il presidente serbo Aleksandar Vučić annuncia che esercito e polizia hanno individuato due zaini contenenti cariche esplosive con detonatori nei pressi del gasdotto, nella zona di Kanjiza. Secondo le autorità serbe, gli ordigni si trovavano a poche centinaia di metri dalla pipeline e avrebbero potuto causare danni gravissimi, sia all’infrastruttura sia alle persone. Il tratto interessato è parte del Balkan Stream, prosecuzione del TurkStream che porta gas russo verso l’Europa centrale.
Dopo essere stato informato direttamente da Vučić, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha convocato un consiglio di difesa straordinario, parlando apertamente di un possibile atto di sabotaggio. Budapest ha deciso di rafforzare la protezione militare del gasdotto lungo il proprio territorio, coinvolgendo anche partner energetici internazionali. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha definito l’episodio un attacco diretto alla sovranità del Paese.











