La critica, stavolta, è unanime. Con reazioni che vanno dal gelo allo sdegno. E che in questo caso coinvolgono anche gli esponenti del governo che, almeno fino all’attacco degli Usa contro l’Iran, quasi mai avevano preso le distanze dall’alleato americano. A cominciare dalla premier Giorgia Meloni e dal suo vice Matteo Salvini. Perché le parole dell’inquilino della Casa Bianca contro Papa Leone non sono di quelle su cui si può passare sopra.
Il primo messaggio ad arrivare al pontefice è quello di Sergio Mattarella. Scritto, va precisato, prima dell’affondo del tycoon in direzione del vescovo di Roma, com’è consuetudine per il capo dello Stato ogni volta che il successore di Pietro si accinge a intraprendere un viaggio apostolico. Ma che letto alla luce della sferzata trumpiana assume ancora più significato. Perché quello di Mattarella era un attestato di stima personale e politica al pontefice. Verso il quale il capo dello Stato nutre un rispetto assoluto, oltre a condividere in pieno gli appelli e gli sforzi della Santa sede per lo stop ai conflitti. «Il forte richiamo alla pace, così urgente in tempi tanto tribolati, al pari dell'invito all'unità e alla fraternità, contribuirà ad alimentare la consapevolezza dell'indispensabile contributo che ogni individuo e ogni collettività sono chiamati a fornire per superare le divisioni e salvaguardare la dignità dell'uomo», scrive Mattarella. «Sono certo che nessuno potrà rimanere indifferente rispetto a questi solenni appelli, rivolti soprattutto alle ultime generazioni». Per poi sottolineare come «condividiamo la responsabilità di individuare assieme le risposte a tutte le sfide principali del nostro tempo», a cominciare proprio dalle «ripercussioni di guerre e conflitti». Toni che segnano una distanza di anni luce rispetto a quelli usati Oltreoceano.











