C’è chi è rimasto fedele ai libri di carta, chi ha scoperto il piacere degli audiolibri nei lunghi tragitti in macchina, chi alterna le esperienze a seconda delle circostanze o anche dei titoli. La percezione comune è che si tratti di due esperienze diverse. L’idea diffusa è che la lettura sia più impegnativa e forse anche per questo più consapevole e destinata a sedimentarsi meglio nella nostra memoria. Ma è così? Leggere un libro è meglio che ascoltarlo? Qual è la differenza per la comprensione, il coinvolgimento e l’apprendimento? Al di là delle nostre preferenze, che contano molto. L’ascolto arriva prima? La lettura va più in profondità? Abbiamo provato a fare chiarezza. Scoprendo che non esistono risposte semplici.
La comprensione non cambia
Si è posto il quesito - leggere un libro è meglio che ascoltarlo? - il neurologo e divulgatore Josh Turknett che in un post, commentatissimo, sul suo profilo Instagram, rimanda per la risposta a uno studio del 2019, il più completo finora, pubblicato su The Journal of Neuroscience.
I ricercatori hanno sottoposto nove adulti a una risonanza magnetica funzionale mentre ascoltavano oltre due ore di storie tratte da ‘The Moth Radio Hour’. In sessioni separate, gli stessi partecipanti hanno letto le trascrizioni parola per parola degli stessi racconti, con tempi sincronizzati in modo che ogni parola apparisse sullo schermo esattamente per la stessa durata con cui veniva pronunciata nell’audio. Quindi i ricercatori hanno elaborato mappe dettagliate della risposta delle diverse aree cerebrali al significato di ogni parola, in entrambe le condizioni. La conclusione? Le mappe semantiche del cervello per l'ascolto e la lettura sono risultate identiche: la comprensione del linguaggio attiva reti cerebrali ampiamente sovrapponibili. Non c’è differenza tra leggere e ascoltare un libro, riassume Josh Turknett, per quanto riguarda la comprensione.







