Negli ultimi giorni si è acceso un campanello d’allarme lungo le coste dell’Adriatico: è stata segnalata la presenza del cosiddetto pesce chirurgo, una specie originaria di mari tropicali che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe arrivata fino alle nostre acque probabilmente attraverso rotte legate al traffico marittimo, con un possibile collegamento alla Liberia. Il nome di questo pesce non è affatto casuale. Il pesce chirurgo, Acanthurus monroviae, deve infatti il suo soprannome a una caratteristica tanto affascinante quanto pericolosa: alla base della coda possiede due spine ossee erettili, sottili e affilate come bisturi. Queste “lame naturali” vengono utilizzate come meccanismo di difesa contro i predatori, ma possono diventare un rischio concreto anche per l’uomo. Il rischio principale riguarda bagnanti, pescatori e subacquei.

La notizia, che sta mettendo in allerta subacquei e pescatori, è stata confermata dal team di studiosi croati composto da Jakov Dulčić, Pero Ugarković, Jure Miočić-Stošić e Pero Tutman, i quali hanno documentato gli avvistamenti sulla piattaforma internazionale Reabic. Se disturbato o manipolato, il pesce chirugo può scattare rapidamente e colpire con la coda, provocando tagli anche profondi. Le ferite, oltre a essere dolorose, possono complicarsi se non trattate correttamente, soprattutto in ambiente marino.