L’hanno salutata in tanti, commossi e riconoscenti. Perché Francesca Sveva Cicala, la ricercatrice di 29 anni che ha voluto trasformare il suo percorso oncologico in una vera e propria missione scientifica, ha lasciato il segno, non soltanto a Napoli.

Affollata la chiesa di San Carlo alle Mortelle per il suo funerale, il 9 aprile scorso l’addio alla biotecnologa che alle strategie terapeutiche per il trattamento del suo male, un glioblastoma al cervello, aveva voluto dedicare la laurea magistrale, discussa il 17 dicembre 2024 alla facoltà di Biotecnologie dell’università di Napoli Federico II, premiata dall’ateneo per il valore complessivo della ricerca.

Un lavoro, il suo, che attraverso l’analisi diretta anche delle sue stesse cellule tumorali al Ceinge, centro di eccellenza napoletano per ricerca, diagnostica molecolare e formazione in biotecnologie applicate alla salute, apriva e apre spiragli incoraggianti alla cura di tumori al cervello. E quel premio Sveva lo aveva voluto devolvere proprio a favore della ricerca contro il cancro.

Padre chimico, mamma insegnante, una passione per la medicina e un percorso di studi interrotto più volte da terapie e riacutizzarsi della malattia, scoperta nel 2022 in seguito a una crisi epilettica, Sveva aveva “trattato il tema con distacco scientifico”, come ha ricordato la sorella Giorgia, che oggi la piange insieme al fratello Giuseppe e ai familiari tutti.