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Il giudice non ha potuto entrare nel merito processuale della vicenda in quanto è caduta l'aggravante della minorata difesa dei consumatori e follower
© Ansa
Chiara Ferragni e gli altri "imputati" del Pandorogate "non sono stati assolti in questo processo", le "condotte a loro addebitate non sono rimaste impunite" e "le vittime delle asserite truffe non sono state insoddisfatte delle proprie ragioni risarcitorie". Così il giudice Ilio Mannucci Pacini nelle motivazioni della sentenza con cui il 14 gennaio ha prosciolto per non doversi procedere l'influencer dall'accusa di truffa aggravata per oltre due milioni di euro nella vicenda della pubblicità ingannevole legata alle campagne dei "Pandoro Pink Christmas" di Balocco del Natale 2022 e delle Uova di Pasqua 2021-22 di Dolci Preziosi.
Pur ritenendo "la sussistenza di una pubblicità ingannevole", come aveva già indicato l'Agcom, e quindi la "natura decettiva di quei messaggi pubblicitari" usati per promuovere via web il pandoro e le uova di Pasqua, il giudice di Milano non ha potuto entrare nel merito processuale della vicenda in quanto è caduta l'aggravante della minorata difesa dei consumatori e follower di Chiara Ferragni. Inoltre è stato osservato che "gli elementi acquisiti nelle indagini e utilizzabili nell'ambito del rito abbreviato non consentono di formulare un giudizio di proscioglimento" o di assoluzione "nel merito" in quanto il quadro è "quantomeno dubbio sulla loro mendacità e sulla idoneità ingannatoria".








