Matteo Del Fante alza gli scudi e difende l’offerta di Poste italiane su Telecom Italia dai fondi. Nei giorni scorsi, dal mondo finanziario erano arrivate le accuse che l’Opas rappresentasse un passo indietro verso il controllo pubblico delle grandi aziende del Paese. Ora Del Fante si rivolge al Financial Times per far passare il messaggio che no, non sarà una nazionalizzazione classica ma aperta al mercato. «Abbiamo dimostrato - ha detto al quotidiano della City - di essere un’azienda orientata al mercato».
La lezione dimenticata delle liberalizzazioni
Due gli argomenti usati per convincere gli interessati all’ascolto: «L’operazione - ha spiegato - aumenterebbe il flottante, poiché la partecipazione statale nell'entità risultante dalla fusione scenderebbe dal 65% al 50% e verrebbero emesse nuove azioni a favore degli investitori di Tim». In secondo luogo, la mossa verso gli attuali soci: «Prevediamo - ha detto l’ad - di iniziare a pagare un dividendo, cosa che gli azionisti di Tim non ricevono da cinque anni». Lanciata domenica 22 marzo, l’Opas di Poste vale 10,8 miliardi e ha come obiettivo l’acquisizione dell’intero capitale e il delisting della società di telco. La prospettiva è quella di creare un player italiano nel settore delle telecomunicazioni da 27 miliardi di ricavi, con sinergie - tra ricavi e costi - stimate in 0,7 miliardi all’anno.







