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Del Fante al FT: "Non è un ritorno al passato"

«Da quando siamo in Tim, la società ha sovraperformato. Siamo fiduciosi» di meritare lo stesso appoggio «ora che abbiamo lanciato l'offerta di acquisizione» ha spiegato ieri al Financial Times l'ad di Poste Italiane, Matteo Del Fante (nella foto). I numeri reggono il ragionamento del numero uno di Poste (candidato per un nuovo mandato dal Tesoro) visto che a metà febbraio 2025 - quando il gruppo entrò nel capitale della telco - il titolo valeva appena 0,27 euro per azione e ieri ha chiuso a 0,65 euro (+119,5% nell'ultimo anno).

Da Londra si sottolinea, non senza vere critiche, quello che a una prima vista può sembrare un passo indietro rispetto alla privatizzazione degli anni Novanta. In verità Del Fante da ormai quasi un decennio sta conducendo una trasformazione del gruppo postale verso l'ambito tecnologico e dei servizi. E quindi il passo verso Tim, con l'offerta da 10,8 miliardi, è solo una conseguenza della sua strategia: «Abbiamo dimostrato di essere una società di mercato», ha detto l'ad di Poste. Inoltre, «questa operazione aumenterebbe il flottante del gruppo poiché la quota dello Stato nell'entità risultante dalla fusione scende dal 65% al 50% e nuove azioni vengono emesse per gli investitori di Tim. In questo senso, è un movimento verso il mercato». Inoltre, il manager ribadisce che «l'offerta è equa» e, a vantaggio dei soci della società obiettivo, afferma che «prevediamo di iniziare a pagare un dividendo, qualcosa che gli azionisti Tim non ricevono da cinque anni».