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13 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 9:35

Morto non per avere battuta la testa, ma per i colpi ricevuti in sequenza. “È morto per le botte. Hanno smesso di colpirlo solo quando si sono resi conto che l’avevano ammazzato. A quel punto e solo a quel punto sono scappati. Nel frattempo sono arrivate alcune persone a capire cosa stava succedendo. Due giovani hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco a Giacomo. Io sono corsa da lui, gli tenevo la testa tra le mani ma dalle orecchie usciva il sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: ‘Babbo, alzati. Per favore alzati’. Ma non si è alzato, Giacomo è rimasto a terra”. Sono le parole di Sara Tognocchi, compagna di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso nella notte di sabato in piazza Felice Palma a Massa. Una vicenda su cui sono in corso accertamenti, dopo il fermo di due ventenni e un minorenne, ma che la donna ricostruisce con lucidità e fornendo una testimonianza leggermente diversa dalla prima ricostruzione: “Non è vero che Giacomo è morto perché è caduto per terra dopo un cazzotto, è morto per le botte”.

Nell’intervista concessa al Corriere della Sera, Tognocchi, anche lei 47enne, ricostruisce l’accaduto: “Sabato sera eravamo usciti con alcuni amici, c’era anche mio fratello Gabriele con suo figlio. Stavamo andando a prendere un kebab, erano da poco passate le 21.30. In piazza Palma c’era un gruppetto di giovani: erano in sei, forse sette. Hanno cominciato a lanciare bottiglie contro la vetrata del negozio e mio fratello ha detto ‘ma non tirate le bottiglie: ci sono le persone che possano farsi male’. Gabriele si è rivolto a questi ragazzi in maniera gentile, glielo ha detto educatamente perché nostra madre ci ha insegnato l’educazione”.