Dal gennaio del 2022, quando ha iniziato il secondo mandato, alla fine del 2025, Sergio Mattarella ha concesso 36 provvedimenti di clemenza individuale. Una piccola frazione rispetto alle 1.705 richieste di grazia o commutazione della pena che gli sono state inviate nel frattempo. Alcune sono state archiviate, molte rigettate, perché presentate da chi non avrebbe potuto farlo o per altri motivi. Ogni pratica è studiata nel dettaglio, prima dall’Ufficio per gli affari dell’amministrazione della giustizia e poi dallo stesso presidente della repubblica. È stato così anche per il dossier di Nicole Minetti. Se la grazia per l’ex consigliera regionale del Pdl e amica di Silvio Berlusconi è arrivata al traguardo, spiega chi ne ha parlato con il capo dello Stato, è per un solo motivo, il più semplice: valutata la vicenda, Mattarella ha deciso che la concessione della grazia era la cosa giusta da fare. Davanti a questa convinzione, cade ogni altro possibile ragionamento.

È per questo che il capo dello Stato, ieri pomeriggio, è stato descritto come «sereno» anche dinanzi al modo in cui la storia è stata presentata da “Mi Manda Rai 3”, trasmissione del servizio pubblico, e dal Fatto. Il quotidiano, in particolare, ha titolato la storia così: «Nicole Minetti graziata da Mattarella e Nordio. L’igienista dentale condannata evita la pena: “Esigenze familiari”». Come se si trattasse di un’assenza da scuola giustificata con una scusa, sulla quale il capo dello Stato ha messo un visto compiacente.