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La vera posta in gioco è la compattezza dell'Ue, sempre minata dal leader magiaro

Per un verso bisogna essere grati a Viktor Orbán perché ha messo gli ungheresi di fronte ad una scelta: debbono decidere se vogliono essere europei o meno. Senza togliere nulla ai candidati e allo sfidante Peter Magyar l'Ungheria si trova di fronte a questo bivio.

È chiaro, infatti, che l'Europa con la filosofia di Orbán resterà sempre un'incompiuta, un'Unione fragile, sottoposta alle pressioni delle altri grandi potenze che non per nulla sponsorizzano tutte l'attuale premier magiaro: dagli Usa di Trump (il vicepresidente JD Vance ha fatto campagna elettorale per Orbán) alla Russia di Vladimir Putin (lo Zar promette ogni giorno petrolio al governo di Budapest), alla Cina di Xi Jinping. Tutte unite per evitare che un altro gigante, l'Unione Europea, si affacci sullo scenario internazionale e prenda un posto di primo piano nel nuovo ordine mondiale.