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Missione europea in Ucraina, ma Ungheria e Slovacchia bloccano l'accordo. Von der Leyen e Costa a Budapest: rispettare gli impegni
Mentre la neve copre le trincee del Donbass nel quarto anno dall'inizio dell'Operazione Speciale, a Bruxelles si consuma un'altra battaglia, fatta di veti, prestiti congelati e oleodotti feriti. Nel giorno in cui l'Ue avrebbe voluto mostrare compattezza sul ventesimo pacchetto di sanzioni (estese per un anno) contro Mosca, è arrivata la fumata nera. L'Ue si è trovata ostaggio del veto incrociato di Ungheria e Slovacchia. Budapest e Bratislava hanno bloccato in via ufficiale sia le nuove misure restrittive sia il prestito da 90 miliardi di euro destinato a Kiev. Ufficialmente, una questione di sicurezza energetica. Dietro le quinte, una ritorsione per il ritardo nelle riparazioni (ancora in atto) dell'oleodotto Druzhba, che convoglia petrolio russo verso l'Europa centrale.
Il ministro degli Esteri ungherese Szijjártó ha confermato il veto finché non verranno ripristinate le forniture. Da Bratislava, Fico ha chiesto all'operatore della rete elettrica di interrompere le forniture di emergenza per Kiev. Intanto Ursula von der Leyen e Antonio Costa incontreranno Orban per discutere del blocco, ma l'Ue, che ha annunciato la riduzione della rappresentanza diplomatica della Russia, potrebbe aggirare l'impasse con gli asset russi congelati.






