Nel bilancio energetico degli edifici, la climatizzazione (invernale ed estiva) rappresenta una delle voci più rilevanti, sia in termini di consumi sia di emissioni. Secondo l’International Energy Agency (IEA), infatti, il comparto “buildings” è responsabile di circa il 30% del fabbisogno di energia a livello globale. Questa quota, secondo recenti stime elaborate dalla Commissione Europea arriva nel nostro continente a circa il 40% dei consumi. Il futuro dei sistemi di raffrescamento e riscaldamento (responsabili tuttora di una fetta considerevole di questi consumi) è dunque centrale per cercare di ridurre sia l’uso della energia e quindi la bolletta (sia quelle di famiglie e imprese ma anche quella nazionale), ma anche l’immissione di gas serra in atmosfera, causa del surriscaldamento globale.

La direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) punta a un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050, e dunque la leva dell’innovazione del settore HVAC (Heating, Ventilation and Air Conditioning) è considerata una leva imprescindibile. Intervenire sulla climatizzazione significa di conseguenza agire su uno dei principali driver di consumo e, al tempo stesso, su uno degli ambiti con il maggiore potenziale di efficientamento.