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Il ministro dell'Economia: se la situazione non cambia temo grave recessione
Pronuncia la parola tabù quasi a ora di cena: "recessione", che "arriverà" se la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran non dovesse rientrare. Giancarlo Giorgetti esplicita l'incubo di tutti i governi, che è ben presente nei pensieri di Giorgia Meloni. Premier e ministro dell'Economia, non a caso, già da giorni hanno lanciato l'allarme a Bruxelles, chiedendo una "sospensione del Patto di Stabilità". Che darebbe margini, soprattutto ai Paesi con pochi spazi fiscali come l'Italia, di mettere in campo misure di emergenza per proteggere le imprese e soprattutto le famiglie dalle ondate di rincari. La materia è di quelle roventi, anche perché Roma deve anche trovare la strategia per mantenere gli impegni presi con la Nato, aumentando le spese per la difesa. Un tema complicato da fare digerire all'opinione pubblica, quello delle armi, e su cui già la Lega ha iniziato a esprimere i suoi dubbi. Tanto che Francesco Filini, che ha preso il testimone da Giovanbattista Fazzolari alla guida dell'ufficio studi di Fratelli d'Italia, in una intervista al Foglio puntualizza che "senza una sospensione del Patto di Stabilità non si può aumentare la spesa militare Nato. Senza", arriva a dire, "è messa in discussione l'esistenza stessa dell'Europa". Il governo aveva già nelle scorse settimane iniziato ad affrontare il tema. Giorgetti stesso aveva fatto una "relazione" ai colleghi e alla premier in una riunione ad hoc per iniziare a disegnare il nuovo Documento di finanza pubblica, che si sta preparando con l'altra incognita dell'uscita, o meno, dell'Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.








