TREVISO - Un dossier per fotografare una crisi che sta mettendo in difficoltà crescente il tessuto produttivo locale e per chiedere risposte rapide alle istituzioni. È quello presentato ieri mattina da CNA Unimpresa Treviso in Prefettura con l'obiettivo di portare all'attenzione del Governo l'impatto dei rincari energetici e delle materie prime su micro e piccole imprese del territorio.
Il quadro che emerge è pesante. Nel 2025, infatti, le imprese attive in provincia sono scese a 76.186, con una perdita di oltre mille unità in un anno che, sommata al calo del 2024, porta a più di 1.500 aziende scomparse in due anni.
Una contrazione che colpisce in modo diffuso, in particolare commercio, costruzioni e manifatturiero, e che ha tra le cause principali l'aumento dei costi energetici. Dal 2019 le bollette elettriche per le imprese sono cresciute del +100%, mentre il prezzo del gas continua a salire e il gasolio resta stabilmente sopra i due euro al litro, con ricadute dirette sui costi di produzione e trasporto dato che ogni aumento di 10 centesimi comporta circa 200 euro di costi aggiuntivi annui per mezzo, per un impatto stimato superiore ai 16 milioni di euro sull'economia provinciale. A pesare è anche il divario tra grandi aziende e microimprese, con queste ultime che arrivano a pagare l'energia oltre il 164% in più, una disparità che, secondo l'associazione, altera le condizioni di concorrenza. «Il divario tra quello che pagano le nostre microimprese artigiane per l'energia e quello che pagano le grandi aziende non dipende dall'inefficienza di nessuno: dipende da una struttura della bolletta che penalizza sistematicamente chi è più piccolo e più vulnerabile» sottolinea Fabrizio Geromel, Direttore CNA Unimpresa Treviso.









