I grandi aeroporti italiani, Roma-Fiumicino, Milano-Malpensa e Bergamo-Orio al Serio (ma anche Roma-Ciampino e Milano-Linate, pur citata negli ultimi giorni in tal senso) al momento non hanno alcun problema di carenza di carburante. E, almeno per ora, tranne per alcuni voli in Asia e in Medio Oriente, con alcune compagnie orientali e Lufthansa che hanno già annunciato riduzioni, non si prevede alcun taglio ai voli nazionali e internazionali da maggio ad agosto. Nemmeno per il costo del carburante per aerei, che è più che raddoppiato in Europa dall'inizio della guerra Usa/Israele-Iran.
L'approvvigionamento è costante e non desta ancora particolare allarme la lettera scritta da Aci Europe, l'associazione che rappresenta gli scali del continente, alla Commissione Ue, che parla di rischio di rimanere a secco di carburante se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto in modo stabile entro tre settimane. È comunque in corso un monitoraggio costante di rifornimenti e scorte. Anche perché ad oggi i vettori stimano di avere riserve complete solo per alcune settimane, mentre i fornitori non garantiscono consegne certe oltre maggio.
In ogni caso non tutto il jet fuel passa per Hormuz e i gestori dei grandi aeroporti italiani smentiscono quanto riferito da Ryanair su un possibile 25% delle forniture a rischio (i numeri sarebbero leggermente più bassi). A rischiare di più, invece, proprio per le possibili scelte di Ryanair, sono gli scali italiani piccoli e medi, da Pescara e Brindisi a Reggio Calabria e Treviso, passando anche per alcuni più grandi come Venezia e Bologna, già al centro dell’attenzione negli ultimi giorni per la riduzione delle forniture di carburante da parte di Air Bp Italia e Carboil.













