Pronta la piattaforma del corteo che si terrà il 25 Aprile, dalle 14,30 da Porta Venezia al Duomo, a 81 anni dal 25 aprile del 1945 quando Milano e l’Italia furono liberate dal nazifascismo. La Comunità ebraica non parteciperà perché quel giorno cade anche lo Shabbat, il sabato, durante il quale la religione invita a non prendere parte a iniziative diverse da quelle legate alla ricorrenza tradizionale. Ci sarà invece la Brigata Ebraica con le sue insegne, che sono poi identiche anche alla moderna bandiera israeliana. Il presidente dell’Anpi provinciale di Milano auspica come tutti gli anni una «grande manifestazione unitaria antifascista e pacifista» e chiede di evitare inutili polemiche e strumentalizzazioni, lasciando cadere nel vuoto la lettera aperta che era stata lanciata da Maso Notarianni, presidente di Arci Milano, che aveva chiesto che non ci fossero bandiere di Israele, «Stato genocida», al corteo della Liberazione. La speranza è che quest’anno ci siano le bandiere palestinesi ma non ci siano le solite contestazioni pro Pal alla Brigata Ebraica, che ha partecipato alla lotta di liberazione al fianco dei partigiani e degli Alleati.

La piattaforma della manifestazione infatti non fa cenno a nessuno dei temi che possono accendere gli animi; non vengono nominati né Netanyahu, né Trump, né il Libano, né l’Iran, né tantomeno Gaza. Ma l’attualità segnata dai venti di guerra viene messa al centro dell’appello a scendere in piazza quest’anno: «Il difficile momento che il mondo sta vivendo a causa di guerre spaventose ci dicono che la pace non è utopia, ma una necessità a cui fare riferimento, anche per onorare la lotta di liberazione. In questo quadro l’Europa della pace nata dalle macerie del nazifascismo deve recuperare un ruolo importante sul terreno della diplomazia che oggi non è esercitata in modo adeguato per ripristinare il diritto internazionale violato, recuperando appieno il suo ruolo di protagonista». Nell’appello si legge anche che oggi «si può fermare questa destra nostalgica che non si riconosce nell’antifascismo» e per farlo occorre «ricordare la Liberazione», «coltivare e proteggere la memoria e la verità storica per impedire che venga riscritta la storia dell’antifascismo nel nostroPpaese. Significa affermare tutto il suo valore fondamentale e attualissimo per guardare al futuro, rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni, guardando con preoccupazione ai rigurgiti di autoritarismo e razzismo che stanno emergendo nel mondo e nel nostro Paese».