venerdì 10 aprile 20262' di letturaAncora una volta le ong lamentano l'assegnazione del porto. L'ultimo caso è quello della Life Support, il cui arrivo a La Spezia è previsto per domenica. Quello ligure è il porto assegnato alla nave di ricerca e soccorso di Emergency per lo sbarco dei 71 migranti tratti in salvo mercoledì 8 aprile nelle acque internazionali della zona Sar libica. A bordo anche 17 minori, di cui 11 non accompagnati. I naufraghi, che hanno riferito di essere partiti dalle coste libiche di Garabulli, sono originari di Mali, Costa d'Avorio, Burkina Faso, Guinea Conakry, Camerun e Ciad.A soccorso finito, la Life Support ha ricevuto dalle autorità italiane il Pos di La Spezia, distante -lamenta la ong - "oltre 640 miglia nautiche, equivalenti a oltre 3 giorni di navigazione, dal luogo dell'intervento". Insomma, per Emergency è "una decisione che significa costringere i naufraghi, soggetti vulnerabili che hanno già alle spalle esperienze difficili e lunghi viaggi e che dovrebbero raggiungere un posto sicuro nel minor tempo possibile, a ulteriori giorni di navigazione, posticipando la richiesta di protezione e l'accesso a servizi sanitari e di supporto psicologico. E che porta la Life Support lontano dall'area operativa del Mediterraneo centrale, dove la presenza di navi della flotta civile è quanto mai necessaria. Lo dicono i numeri vertiginosi delle persone vittime del mare lungo questa rotta nei primi tre mesi di quest'anno: 766 al 6 aprile, contro le 1.330 di tutto il 2025, stando ai dati Oim. Per tutti questi motivi il porto di La Spezia non può essere considerato un Pos in linea con le Convenzioni Sar e le risoluzioni del diritto internazionale".Sea Watch, scatta il provvedimento di fermo: di cosa è accusato l'equipaggio