Tremate, tremate. Le streghe son tornate. Per trasformare la mostruosità della violenza in arte. Il femminile violato in body horror, rappresentazione dell’orrore sotto forma di espressione artistica respingente. Un happening in cui il mostro della contemporaneità anomica e antiestetica si mostra in tutta la sua natura delirante e inguardabile. In questo coraggioso crocicchio di strade al centro di Roma, nella Galleria Area Contesa Arte&Design delle sorelle Teresa e Tina Zurlo, al civico 90 di via Margutta, da oggi fino al 19 aprile prende forma e esplode in tutta la sua voluta brutalità Freak di Amanda Rosi, evento realizzato in collaborazione con Incandenza Comunicazione.
Varcando le porte di quest’inferno muliebre, punto d’incontro capitolino tra dolce vita e avanguardia di ogni tipo, è bene mettere da parte l’idea di fotografie patinate e nudi da salotto buono. Nel cuore di Freak il corpo femminile, si altera, si contorce, si fa inquietante quanto comunicativamente efficace. Dietro l’impatto visivo - volutamente al limite – c’è un pensiero strutturato, ferocemente scorretto e mirato proprio a evitare il fatuo inganno dell’arte “impegnata” ma innocua.
In tal senso si può ben dire che questa novena romana per Rosi rappresenti un passaggio coerente col suo percorso creativo iniziato con Animus Anima, progetto ispirato al cinema di Antonioni e centrato sull’incomunicabilità. Ma se allora il corpo era distanza, qui diventa prigione. Anzi: una prigione mostruosa. Ed è qui che l’esposizione trova la sua identità più radicale.







