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10 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 16:40
Tutto inizia con un post su Facebook nel 2018. Dopo aver effettuato le opportune verifiche con le fonti, Fabio Butera, giornalista videomaker, oggi giornalista Rai, in un post Facebook contesta la ricostruzione fatta da un articolo del Giornale di Vicenza, sulla vicenda di alcuni richiedenti asilo di un centro della città veneta che avrebbero protestato, per poter guardare il campionato su Sky. Notizia rilanciata da esponenti politici nazionali di primo piano e che aveva innescato discorsi d’odio verso i migranti, ma che, secondo quanto verificato dal giornalista, era frutto di una ricostruzione imprecisa dei fatti. Portato in tribunale dall’autore dell’articolo, il giudice ha stabilito che quanto scritto da Butera nel post fosse documentato e legittimo. Nella seconda parte della sentenza, però, è arrivata l’amara sorpresa. Butera è stato condannato a risarcire la somma di 33mila euro. Il reato commesso? Commenti scritti da altre persone sotto il suo post che Butera non aveva letto e che nessuno aveva richiesto di rimuovere. Per questo Butera è stato condannato: per non aver rimosso alcuni commenti, tra le centinaia comparsi sotto il suo post, nonostante non ci fossero interazioni con essi dell’autore e nonostante nessuno gli avesse mai chiesto di eliminarli, nemmeno attraverso gli strumenti di segnalazione di Facebook. Che Butera conoscesse quei commenti, dicono i giudici, si desumerebbe dal fatto che, successivamente al post originario, aveva pubblicato altri due interventi sulla sua bacheca Facebook.







