SALGAREDA «Il c...one di turno». È partito tutto da un commento, postato da un 76enne di Salgareda sotto un post pubblicato su Facebook dalla pagina di In altre parole, trasmissione televisiva in onda su La7. Tanto è bastato per far scattare la richiesta di risarcimento danni. La particolarità? Ad avanzarla, nei confronti del 76enne di Salgareda, è stato nientemeno che il giornalista Andrea Scanzi, firma, fra gli altri, de Il Fatto Quotidiano, L’Espresso e La Stampa e volto tivù.
Tutto, come detto, è partito dal post Facebook, corredato dalla relativa immagine del giornalista, con cui la trasmissione In altre parole annunciava per la domenica successiva (il 26 novembre 2024) l’ospitata di Scanzi nel programma di La7. Sotto al post si sono in poco tempo scatenati i commenti, sia positivi che negativi verso il giornalista. Tra questi, appunto, quello del 76enne di Salgareda, intervenuto sotto il post quella domenica mentre stava seguendo in onda la puntata del programma televisivo serale di La7 con ospite Scanzi con un eloquente commento: «Il c...one di turno».
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Da lì è poi scattata la richiesta di scuse e risarcimento danni da parte di Scanzi, assistito dall’avvocato Silvia Biondi dello studio Gargano, per quella che, a suo dire, si configurerebbe come una diffamazione aggravata su social network. Con raccomandata indirizzata al 76enne di Salgareda (assistito dall’avvocato Mauro De Lucca di Ponte di Piave), Scanzi ha chiesto all’autore del commento «il risarcimento dei danni subiti e subendi (futuri, ndr) a causa della condotta diffamante sul social nei suoi confronti». Nella lettera arrivata al trevigiano (che ovviamente tutto si aspettava fuorché di finire nei guai per quel commento), si aggiunge inoltre che Scanzi sarebbe stato «denigrato senza motivo (...) con uno sgradevole commento» da parte del profilo Facebook del 76enne. L'uomo, da parte sua, rivendica la propria libertà di critica.









