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Ultimo aggiornamento: 12:31

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Quel che è accaduto nei giorni scorsi non deve sorprendere, se non per la tardività della “scoperta” – da parte di osservatori non granché attenti del sistema culturale italiano – che il lavoro di valutazione e di selezione dei film e dei festival che lo Stato sostiene non si caratterizza per quella meritocrazia invocata a gran voce da Meloni quando era in campagna elettorale, ormai oltre tre anni e mezzo fa.