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Il problema è duplice: da un lato l'uso crescente dei coltelli tra minorenni, diventato quasi un accessorio per non sentirsi deboli; dall'altro la scarsa consapevolezza del disvalore sociale della condotta e delle conseguenze reali
Uno degli aspetti più inquietanti della criminalità giovanile, secondo Marco Calì, dirigente dello Sco (il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato) è il modo in cui la violenza è diventata strumento di comunicazione e riscatto sociale. Non più solo mezzo per un fine economico, ma fine a se stessa. "Questi ragazzi ragionano alla velocità del web", spiega il dirigente superiore della Polizia di Stato. Nei loro codici, picchiare, umiliare, mostrare la lama serve a conquistare rispetto, posizione, visibilità. È una rivalsa immediata, tangibile, performativa. I social amplificano tutto: il gesto violento viene declinato in un linguaggio attraente perché visibile, condivisibile, che dà l'illusione di conquistare status.






