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La linea del vicepremier dopo il delitto di La Spezia: stop all’acquisto di coltelli per i minorenni, più sicurezza e una risposta culturale contro la violenza che entra nelle scuole.
“Inconcepibile che un ragazzo accoltelli un compagno a scuola”: così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commenta l’aggressione costata la vita a uno studente diciottenne, maturata per una foto di una ragazza finita sui social. Parole durissime, pronunciate a margine di un incontro di Forza Italia a Palermo, che fotografano un punto di rottura: per Tajani non è più tollerabile che coltelli e armi da taglio siano facilmente accessibili ai più giovani. “Dovrà essere proibito ai giovani che non hanno raggiunto la maggiore età di acquistare armi da taglio”, afferma, indicando una misura che va oltre l’emergenza e punta a una stretta normativa.
Ma il ministro chiarisce che la repressione, da sola, non basta. Il caso di La Spezia diventa il simbolo di una “cultura della violenza” che, secondo Tajani, si sta radicando tra i ragazzi. “Non è soltanto una questione di normative, che servono, o di linee della fermezza, che servono, o di controllo del territorio”, sottolinea. Il messaggio è chiaro: vietare i coltelli è necessario, ma non sufficiente se non si interviene sul piano educativo.







