Rivendica un "cambio di passo" sull'immigrazione ma non le basta, ammette che la sicurezza è stata una "priorità costante" del suo esecutivo ma non è "soddisfatta dei risultati", considera i tempi delle liste d'attesa in sanità "non accettabili".

Nella sua lunga informativa in Parlamento la premier Giorgia Meloni elenca i traguardi raggiunti ma anche le 'insoddisfazioni' in alcuni settori su cui bisognerà spingere l'acceleratore.

Sul fronte dell'immigrazione Meloni evidenzia la sigla di "accordi internazionali che prima non esistevano", la riduzione degli sbarchi, l'aver "aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, - sostiene - abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo". Per la premier è proprio grazie all'Italia che "è cambiato l'approccio dell'intera Europa al governo dei flussi migratori". Ora però ritiene "necessario consolidare questo approccio, renderlo stabile e strutturale".

Altro capitolo su cui si è soffermata è la sicurezza. "Forse molti italiani si aspettavano di più da questo Governo - dice - nonostante l'impegno su questo fronte abbia rappresentato una priorità costante del nostro operato". Ricorda le "oltre 42 mila" assunzioni nelle forze di polizia, la stretta sui rave illegali, il decreto Caivano, "lo sgombero di quei centri sociali illegali e violenti che - afferma - tutti gli altri avevano tollerato, se non sostenuto o finanziato". "Eppure, personalmente non sono soddisfatta dei risultati sulla sicurezza - afferma la premier -. Perché è il primo dovere dello Stato, e noi dobbiamo riuscire a incidere con maggiore efficacia nella vita quotidiana dei cittadini e nella loro percezione".