Bagarre, caos totale e rissa sfiorata: ecco a voi il Pd. Il detonatore? L'elezione di Maurizio Gasparri alla presidenza della Commissione Esteri, elezioni a cui ha contribuito anche il Pd con quattro voti favorevoli quando l'ordine di scuderia era l'astensione. Poi la resa dei conti in assemblea, dove il capogruppo Pd in commissione, Alessandro Alfieri, ha tuonato parlando di "ordini violati". A quel punto l'intervento di Filippo Sensi, oggi vicino ad Elly Schlein, il quale ha invitato Alfieri a dimettersi piuttosto che spendersi nella caccia al colpevole.

Ma non solo: dopo l'assemblea lo scontro è proseguito tra i banchi nell'aula di Palazzo Madama. E chi era presente racconta che "Alfieri e Sensi sono quasi venuti alle mani". Storie tesissime, insomma, il cui innesco, come detto, è stato l'Assemblea. Durante il dibattito, infatti, Alfredo Bazoli era tornato sulla questione, rimarcando che "forse c'è stato un errore di comunicazione interna". Parole che hanno ulteriormente esasperato gli animi. A quel punto Alfieri sarebbe a sua volta intervenuto per puntualizzare che l'input di astenersi su Gasparri era stato chiarissimo, ma non rispettato.

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