Mentre il Comune di Crans-Montana ribadisce, nonostante le evidenze, che tutto fosse in regola dal punto di vista della sicurezza, come annunciato, e come previsto, l'ambasciatore italiano, Gian Lorenzo Cornado, è rientrato in Svizzera. «Per verificare da vicino - trapela da palazzo Chigi - l'effettività della collaborazione avviata», sul fronte delle indagini sull'incendio del bar di Crans-Montana dove sono morti sei italiani su 41 vittime e 11, su 115, sono rimasti feriti.
Il governo ha annunciato che chiederà di costituirsi parte civile nel processo e che le decisioni dell'esecutivo sono state condivise con i familiari delle vittime. Tuttavia, non è detto che l'istanza venga accolta dalla procura di Sion.
Intanto, dopo l'iscrizione sul registro degli indagati anche del sindaco di Crans, Ferraud, emerge come il Comune continui a sostenere che tutto fosse in regola e che nessuno in passato avesse segnalato una situazione allarmante.
La procuratrice aggiunta Catherine Seppey aveva intimato all'amministrazione di consegnare gli atti del consiglio, al quale l'ex responsabile della sicurezza, Ken Jacquemoud, anche lui indagato, aveva illustrato (lo ha sostenuto durante un interrogatorio) un quadro di carenze che non consentiva di rispettare le scadenze previste per i controlli.







