ROMA Sapevano. Ma hanno sparato lo stesso. I Caschi Blu italiani di Unifil ieri avevano avvertito gli israeliani del percorso che avrebbe seguito il convoglio partito dalla base di Shama e diretto all’aeroporto di Beirut. Deconflicting: si chiamano così in gergo tecnico i contatti fra alleati per preparare il percorso di un convoglio in zone a rischio, evitare incidenti e incomprensioni.
Non è andata così questa volta. Ed è una goccia che può far traboccare il vaso delle relazioni diplomatiche tra Italia e Israele messe a durissima prova, dopo la guerra a Gaza, dal conflitto contro gli ayatollah iraniani. La convocazione dell’ambasciatore israeliano Jonathan Peled alla Farnesina - ieri ricevuto da Cecilia Piccioni, vicesegretaria del ministero a capo degli Affari politici - è un passaggio quasi obbligato, di protocollo. Peled del resto conosce bene i corridoi in marmo delle feluche italiane: solo una settimana fa si trovava lì, ma per un’altra “strigliata”: il governo italiano, su input della stessa premier Meloni, gli ha riferito l’indignazione per l’ingresso al Santo Sepolcro negato al Patriarca Pizzaballa.
Sono tasselli di un quadro che inizia a prendere forma. Il quadro del grande gelo diplomatico tra Roma e Tel Aviv, tra Meloni e il suo (ex?) alleato Benjamin Netanyahu. A Palazzo Chigi la difesa d’ufficio di “Bibi” recitata nei primi mesi della guerra ad Hamas, dopo i massacri del 7 ottobre, ha lasciato spazio via via a commenti di spietata realpolitik. Prima sottovoce, ora non più. Meloni ha sentito al telefono il suo omologo più di un mese fa, come ha rivelato nelle sue ultime comunicazioni in Parlamento. Una telefonata dai toni duri - eufemismo - per ricordare al premier israeliano che l’escalation in Libano è un errore e l’incolumità dei soldati italiani in Unifil non può essere messa in discussione. Appello caduto nel vuoto, a giudicare dall’ennesimo incidente, ieri, che ha visto protagonisti i Caschi blu connazionali. Costretti da anni a fare su e giù nei bunker, a schivare schegge di razzi e missili (anche e soprattutto di Hezbollah, va ricordato), ora perfino i proiettili “di avvertimento” dei militari israeliani.













