"Questa volta il 'pensierino' arriva da Milano via Fatto Quotidiano. E rieccoci nel 'registro degli infangati' in un’inchiesta dove ovviamente non sono indagato, non sono testimone, non sono nulla se non un bersaglio per uno schizzetto di fango": Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia, risponde così all'inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano di Marco Travaglio dal titolo "Non solo FdI: nelle parole del pentito Amico tutta la rete 'dalla Lega a FI'", in riferimento al siciliano Gioacchino Amico, referente, ora pentito, del clan camorristico dei Senese.
"Vi rubo solo qualche minuto: stamattina alle 5 ho svegliato il mio avvocato perché sapevo che sarebbe uscita una porcheria, non riesco a definirla in un altro modo, su un giornale - ha risposto Mulè in un video pubblicato su Instagram -. La porcheria risiede in una notizia di una intercettazione che risale al primo marzo 2021, quindi a cinque anni fa, in cui un mafioso che oggi è un collaboratore della giustizia parla, non so con chi, del nuovo governo Draghi e commenta la mia nomina a sottosegretario della Difesa dicendo che mi conosce personalmente. Bene, questa intercettazione viene pubblicata dal Fatto Quotidiano e viene assimilata a una notizia che riguarda presunte inchieste su mafia e politica, una rete di questo boss, rapporti che definiscono amicali tra me e questa persona".






