«Come volevasi dimostrare, e ahinoi ampiamente previsto. Dopo il referendum sulla giustizia, dalle Procure iniziano ad arrivare pensierini sgraditi a chi si è impegnato in prima fila per il Sì». Ce l’ha con i magistrati o con i suoi ex colleghi giornalisti, onorevole? «Non ce l’ho con nessuno. Rilevo che, nella consolidata tradizione della tenaglia magistratura-stampa, mi ritrovo colpito da schizzi di fango partiti da un’inchiesta che non mi riguarda. La tecnica è sempre la stessa: nel mentre viene dato conto di un’indagine, si fa uscire ad arte il mio nome anche se non sono neppure indagato e viene accostato a personaggi coinvolti e... oplà i giornalisti scrivono che “spunta” il nome di Mulè oppure “nelle carte si fa il nome di Mulè”: sono entrambe circostanze false ma intanto si danneggia la mia immagine».

Colpa delle Procure?

«Saranno le Procure stesse ad accertarlo. Sono pronti due esposti: uno diretto a Roma, che è titolare dell’inchiesta, l’altro a Perugia, sede competente per le eventuali irregolarità commesse dai magistrati della Capitale. In entrambi si chiede conto di scovare i responsabili di questa porcheria ai miei danni. Ma ovviamente posso vaticinare che i bravissimi magistrati non troveranno il colpevole...».