Per la prima volta in 50 anni New York e Filadelfia puntano i riflettori su Marcel Duchamp: il MoMA dal 12 aprile e poi, dal prossimo ottobre, il Philadelphia Museum of Art presenteranno una grande retrospettiva dell'artista francese che ha imposto al pubblico di interrogarsi sul perche' un orinatoio puo' essere considerato un'opera d'arte.

Le mostre, curate congiuntamente dai due musei mettendo assieme mezzo secolo di studi, revisioni ed equivoci su una figura di artista che ha fatto della contraddizione e dell'ironia il suo metodo di lavoro, sono le prime in Nord America dal 1973 su un artista che non appartiene infatti a nessuna scuola pur attraversandole tutte: dal Cubismo al Surrealismo fino alla Pop Art, sempre sfuggendo ai tentativi di definirlo.

Attraverso 300 opere il MoMA seguirà tutto l'arco della carriera di Duchamp fino alla morte nel 1968: dà il via alle danze nel 1912 Nude Descending a Staircase (No. 2) che esplose all'Armory Show frammentando il corpo umano in un movimento quasi cinematografico, per passare ai readymade in cui un oggetto qualsiasi - una ruota, uno scolabottiglie, l'orinatoio - diventava arte per decisione dell'artista. Con Fountain (1917), firmato 'R. Mutt' e presto perduto, Duchamp scardinò per sempre l'idea di autorialità, continuando nel frattempo a sperimentare senza tregua. The Large Glass ruppe la pittura, liberandola dalla tela. Box in a Valise la miniaturizzò, trasformando l'opera in un "museo portatile" del suo lavoro precedente.