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Ultimo aggiornamento: 11:12

Dopo ogni esclusione, la stessa storia si ripete. L’Italia resta fuori dai Mondiali e, puntuale, riemerge il dibattito sul possibile ripescaggio. Era accaduto già prima di Qatar 2022, sta succedendo di nuovo dopo il fallimento nei playoff contro la Bosnia. Questa volta, a riaccendere le speranze – più teoriche che reali – è la situazione dell’Iran e l’ambiguità del regolamento FIFA.

Il quadro normativo, infatti, lascia spazio a interpretazioni. L’articolo 6.7 del regolamento della Coppa del Mondo 2026 stabilisce che, in caso di ritiro o esclusione di una nazionale qualificata, sarà la FIFA a decidere “a propria esclusiva discrezione” come intervenire, incluso l’eventuale inserimento di un’altra squadra. Nessun criterio, nessuna graduatoria ufficiale: decide tutto l’organo guidato da Gianni Infantino.

Proprio questa vaghezza alimenta il tormentone. L’ipotesi nasce da uno scenario geopolitico complesso, con la possibile rinuncia dell’Iran legata alla guerra e ai problemi per l’ottenimento dei visti negli Stati Uniti. La federazione iraniana dovrà sciogliere ogni riserva entro il 12 maggio, pena sanzioni economiche significative: almeno 250mila franchi svizzeri se il ritiro avviene entro 30 giorni dall’inizio del torneo, cifra che può salire a 500mila in caso di decisione più tardiva. Il Mondiale comincia l’11 giugno, quindi tra un mese il quadro sarà più chiaro.