"Ci sono voci secondo cui potrebbero far subentrare all'Iran la squadra meglio classificata nel ranking FIFA, ovvero l'Italia". A dirlo è l'olandese René Meulensteen, vice allenatore dell'Iraq che ai Mondiali 2026 ci sarà eccome, 40 anni dopo l'ultima volta. Un sogno, o una illusione, che di certo però non entusiasma i tifosi azzurri che dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia, e la terza eliminazione di fila ai playoff, hanno in mente solo una cosa: la rifondazione. Altro che ripescaggi.
L'ipotesi, va detto, è almeno tecnicamente sul tavolo ma appare a oggi lontanissima. "Vogliamo che l'Iran giochi il Mondiale, e lo giocherà. Non c'è un piano B, C o D, c'è solo un piano A. L'Iran rappresenta la sua gente, sia quella che vive nel Paese, sia quella che vive all'estero", ha messo in chiaro Gianni Infantino, presidente della FIFA, che sembra proprio spegnere anche l'ultima fiammella di speranza per l'Italia.
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Un paio di giorni fa Infantino era ad Antalya per assistere all'amichevole vinta dal Team Melli per 5-0 sul Costa Rica, e intervistato dalla tv messicana N+ Univision, ha ribadito quanto già affermato dal vicepresidente della Federcalcio di Teheran, Nabi, che ha assicurato la presenza iraniana alla prossima Coppa del Mondo. La Fifa garantirà che l'Iran possa giocare "nelle migliori condizioni possibili anche se la situazione è molto complicata".









