(di Ida Bini) L'outdoor è molto più di un'attività ricreativa: è una cultura condivisa, che risponde alla necessità del nostro tempo di ritrovare equilibrio e senso, assecondando il nostro bisogno innato di natura, così come avviene nei Paesi nordici con la filosofia del 'Friluftsliv', la vita all'aria aperta.
E' una cultura capace di promuovere salute pubblica e longevità, di trasformare i territori e generare un turismo sostenibile.
È questa la visione emersa dall'ultimo convegno nazionale 'Destinazione Outdoor, tra presente e futuro. Visioni, pratiche e nuove culture dello stare all'aria aperta' che ha analizzato i dati dell'Osservatorio del Turismo Outdoor: nel 2024 il comparto italiano ha generato un impatto economico di 8,85 miliardi di euro, con 67,7 milioni di presenze registrate.
Sul piano scientifico c'è la necessità di accumulare 'dosi di natura': 120 minuti a settimana di attività all'aperto per il benessere, collegato al concetto di biofilia. Il turismo rigenerativo con attività all'aria aperta diventa così un modo dinamico e interattivo di offrire, visitare e abitare i luoghi.
Dal convegno è emerso che le destinazioni possono esprimere l'outdoor come stile di vita sano e come lentezza (e consapevolezza) tra cammini, trekking, nordic walking e immersioni forestali. Interessante anche il potenziale dell'urban walking come strumento di rigenerazione urbana, favorendo la riappropriazione di spazi che in genere si attraversano velocemente. Dai dati 'Terre di Mezzo' si evidenzia anche un aumento dei giovani che praticano il trekking, cercando nella natura un'alternativa all'iperconnessione.






