TREVISO - Era stato espulso dall’Italia perché considerato socialmente pericoloso: dopo la condanna per questioni di droga, si era reso latitante durante l’affidamento in prova, misura alternativa al carcere, attraversando il confine con l’ex Jugoslavia. Ma i giudici non avevano considerato che il 45enne dell’est Europa era anche papà. Sua figlia, minorenne, vive e frequenta la scuola qui. E così la Corte di cassazione ha annullato l’ordinanza emessa lo scorso giugno dal tribunale di sorveglianza di Venezia.

«L’espulsione di un immigrato - è in sintesi quanto ricordato dagli Ermellini nella sentenza - è giustificata solo se proporzionata all'esito del bilanciamento tra il coefficiente di pericolosità del soggetto e il suo livello di integrazione nel Paese di accoglienza». Ora il tribunale di sorveglianza dovrà riesaminare la questione.

Nel 2020 l’uomo era stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. Di seguito aveva ottenuto l’affidamento in prova. Ma nell’agosto del 2024 le forze dell’ordine non l’hanno più trovato a casa: era tornato nell’ex Jugoslavia. E a quanto pare qui è rimasto, in latitanza, fino all’inizio dell’anno scorso. Per questo, sulla base delle informazioni trasmesse dalla questura di Treviso, il primo aprile è stato timbrato il provvedimento di espulsione.