VENEZIA - È sceso dall’aereo come un passeggero qualsiasi, mano nella mano con la nuova compagna, pronto, forse, a ricostruirsi una nuova vita. Il problema però era che sulla testa di quel giovane, un 23enne di origini tunisine ma di fatto cittadino italiano, pendeva un ordine di carcerazione per una condanna a 8 anni per il reato di sequestro di persona. Un’imputazione pesante, ma che nella fredda dicitura giuridica non rende abbastanza la gravità dell’episodio: quell’uomo, nato a Thiene ma residente a Mestre, tre anni fa aveva sottratto la propria figlia di quattro anni dalle braccia della madre, una giovane italo-marocchina, per portarla in Tunisia. Da allora, della bambina (italiana) nessuna traccia: scomparsa nel nulla in Nord Africa.

Sparita la bimba, sparito lui: il processo a Padova (la piccola viveva con la madre a Battaglia Terme) si era svolto in contumacia. Sabato sera, però, ad attenderlo all’uscita dell’aeroporto Marco Polo di Venezia, ha trovato i carabinieri della sezione operativa di Mestre. I militari gli hanno stretto le manette ai polsi per poi scortarlo fino al carcere di Venezia.

La storia era iniziata il 13 maggio 2022. Lui e la madre erano già separati da qualche tempo. Un rapporto finito ma che, fino a quel momento, non aveva mai mostrato particolari tensioni. Quel giorno però, il giovane tunisino era uscito con la figlia e non l’aveva più riportata a casa. La madre aveva sporto denuncia di scomparsa e si era scoperto che i due si erano imbarcati su una nave diretta in Tunisia. Una volta arrivato nel suo Paese d’origine, padre e figlia avevano raggiunto la casa dei nonni. La madre, disperata, aveva provato a contattare il suo ex compagno, non ricevendo risposte aveva deciso di denunciarlo per sottrazione di minore e sequestro di persona.