Usciamo un attimo dai social network. Immaginiamo di essere al supermercato e a ogni passo che facciamo un commesso sposta la merce sugli scaffali mettendo davanti ai nostri occhi solo i prodotti che ci allettano di più. Magari proprio quel junk food che fa male, se assunto in quantità eccessive, e che crea dipendenza. È quello che succede anche sui social a causa degli algoritmi elaborati dalle piattaforme che, diversamente dei supermercati, guadagnano anche se non compri nulla. Semplicemente per esserci “entrato” e rimasto a lungo. Molto a lungo.A una settimana dal caso della donna che ha fatto causa ai social network – Meta e YouTube sono stati condannati a Los Angeles per aver progettato piattaforme che mantengono gli utenti costantemente connessi per design, favorendo comportamenti compulsivi soprattutto tra i più giovani – in Italia arriva una proposta di legge che punta proprio a spezzare dipendenza, influenza e manipolazione algoritmica prodotta dai social.Il testo, pensato dai senatori del Partito democratico Antonio Nicita e Lorenzo Basso, parte da una premessa che sembra ovvia, ma che a partire dalla sentenza del tribunale di Los Angeles è ora in qualche modo anche giurisprudenza: le piattaforme sono responsabili delle architetture con cui distribuiscono i contenuti. Il design algoritmico non è un dettaglio tecnico, ma una scelta aziendale con conseguenze sulla salute delle persone, sulla qualità dell'informazione e, in ultima analisi, sulla tenuta della democrazia.L'algoritmo come fosse una slot machine“Abbiamo cercato di definire tre pratiche algoritmiche che devono essere vietate perché creano tre effetti negativi distinti”, spiega Nicita a Wired Italia, specificando che “non interveniamo sui contenuti, né su posizioni di mercato, ma sulle regole algoritmiche”.Il primo fenomeno è la dipendenza algoritmica. Scroll infinito, video che partono automaticamente, notifiche intermittenti, streak: meccanismi progettati per sfruttare il sistema dopaminergico, gli stessi schemi di rinforzo variabile delle slot machine, adottato dall'industria digitale e reso invisibile dentro un'interfaccia.“È il pezzo di cui si sta parlando di più in questi giorni”, dice Nicita, quello che riguarda specificamente la sentenza contro Google (YouTube) e Meta. “È un fenomeno che riguarda chiunque stia su internet ma è più grave per gli adolescenti. Gli effetti di dopamina e di dipendenza sono acquisiti: li abbiamo introdotti nel testo proprio perché sono stati documentati anche dal punto di vista sanitario”.Dipendenza algoritmica, un ddl per frenarla
Finalmente una proposta italiana (e concreta) per dare una regolata agli algoritmi dei social network
A una settimana dalla sentenza contro Meta e YouTube, un disegno di legge italiano prova a mettere un freno allo scroll infinito che sta nutrendo il nostro cervello di contenuti pericolosi. È la prima proposta europea che regola il design dei social, non in contenuti







