Una stretta sull’architettura algoritmica che governa la selezione, la sequenza, l’amplificazione e la tempistica dei contenuti nelle piattaforme digitali. Il tutto per porre un freno a contenuti illegali, disinformazione e incitamento all’odio. È quanto prevede il disegno di legge del Pd, presentato mercoledì primo aprile al Senato - primi firmatari i senatori Antonio Nicita e Lorenzo Basso - che punta ad affrontare in modo organico i principali rischi dell’ecosistema digitale introducendo la dipendenza algoritmica, l’influenza algoritmica e la manipolazione algoritmica selettiva tra le pratiche vietate e colmando un vuoto normativo che oggi riguarda la tutela delle persone, la trasparenza dei sistemi e la responsabilità personale di chi progetta e governa piattaforme online e modelli di AI. Un tema reso ancor più attuale dalle ultime sentenze americane che hanno certificato le responsabilità per danni psicologici causati da algoritmi e funzioni progettate per creare assuefazione.
Le tre condotte algoritmiche vietate
Il disegno di legge, che si compone di 13 articoli, individua e definisce tre categorie distinte di condotte algoritmiche vietate, ciascuna con un proprio regime giuridico.









