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Ultimo aggiornamento: 9:03
L’algoritmo entra ufficialmente in studio, ma con il guinzaglio corto. Con la legge 132/2025, l’Italia ha messo ordine nel caos digitale, introducendo una disciplina organica sull’Intelligenza Artificiale. Il cuore della riforma batte sull’articolo 13, che blinda le professioni intellettuali: avvocati, medici e ingegneri possono usare l’AI, ma non possono farsi sostituire. L’obiettivo è chiaro: garantire che la tecnologia resti un semplice strumento al servizio dell’uomo, difendendo quel rapporto fiduciario tra professionista e cliente che nessun codice binario potrà mai replicare.
Il cuore della nuova norma batte sulla trasparenza, trasformando l’uso dell’algoritmo da “segreto dello studio” a elemento contrattuale imprescindibile.
Secondo il comma 2 dell’articolo 13, chiunque eserciti una professione intellettuale – dal commercialista che analizza i bilanci all’avvocato che setaccia la giurisprudenza – ha l’obbligo tassativo di informare il cliente. Non sono ammesse zone d’ombra: il destinatario della prestazione deve sapere esattamente quali sistemi di intelligenza artificiale entrano in gioco e, soprattutto, per quali finalità vengono impiegati.






