Da una parte, la razionalizzazione ed efficientamento dei costi. Dall’altra, il focus sulle medicine a più ad alto margine ed innovative. Il tutto con il business che deve affrontare incognite quali, ad esempio, le tariffe doganali (bocciate dalla Corte suprema) e poi parzialmente ripristinate su differenti basi giuridiche da Donald Trump. Così possono riassumersi alcuni punti che caratterizzano l’attività di Johnson & Johnson.

Il gruppo farmaceutico - rispetto al quale è attesa entro la metà di aprile la pubblicazione dei numeri del primo trimestre del 2026 - ha archiviato lo scorso esercizio con un bilancio in espansione. Sia sul fronte delle vendite che della redditività. Il giro d’affari è arrivato a 94 ,19 miliardi di dollari, in rialzo del 6% rispetto al 2024. I ricavi operativi - senza effetto traslattivo delle valute - sono, dal canto loro, aumentati del 5,3%. L’utile per azione (Eps) diluito, invece, è salito a 11,03 dollari a fronte dei 5,79 realizzati un anno prima. Si tratta, è l’indicazione degli esperti, di numeri i quali - nell’ambito delle vendite e dei profitti rettificati - hanno battuto le stime di consensus. Con riguardo, dal canto suo, all’ultimo trimestre - sempre del 2025 - il fatturato e l’Eps sono stati di nuovo maggiori delle previsioni del mercato. Quel mercato che, cauto nell’immediatezza proprio dei risultati del quarto trimestre, ha successivamente mostrato una dinamica più favorevole per il titolo in Borsa. Le azioni di Johnson & Johnson, infatti, nel 2026 registrano un progresso del 17,4%, pur risentendo nel breve delle tensioni geopolitiche, come l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.