Da una parte, la difesa del business dalla scadenza di brevetti e assalto dei farmaci generici, in particolare attraverso la scoperta di nuove molecole. Dall’altra, la riorganizzazione industriale e finanziaria. Sono alcuni dei focus della strategia di rilancio dell’attività di Bristol-Myers Squibb.

La concorrenza

Il colosso farmaceutico statunitense - non da oggi e sul medio periodo- deve fare i conti con il cosiddetto “patent cliff”. Vale a dire: la fine dell’esclusiva su una particolare medicina che trasforma la pillola da notevole fonte di ricavo a prodotto esposto alla concorrenza. Così, tra le altre cose, può ricordarsi il caso del Revlimid. L’anti tumorale - usato soprattutto nelle malattie del sangue - è andato perdendo la tutela brevettuale in maniera graduale. Proprio lo scorso anno sono venuti meno alcuni “patent” primari, con impatti pronunciati sui ricavi rispetto agli esercizi precedenti (nel terzo trimestre del 2025 il giro d’affari legato alla medicina è sceso anno su anno del 59%).

Simile sorte toccherà ad altre molecole nel futuro (più o meno prossimo). Qualche esempio? Opdivo (Nivolumab), che è un medicamento di immunoterapia utilizzato per il trattamento di diversi tipi di cancro. Nel terzo quarter dell’esercizio appena chiuso ha generato 2,53 miliardi di dollari in vendite. Un risultato in espansione (+7% rispetto allo stesso periodo del 2024) il quale però, a detta di Proclinical.com, dovrà fare i conti con il fatto che il gruppo è destinato a vederne sparire l’esclusiva sul mercato statunitense nel 2028.