Parco della Rinascita. Un nome didascalico, interprete del malcelato desiderio di una città, Bari, che ha a lungo coltivato il sogno di cancellare, risanare, ripartire e che ora vede il traguardo all’orizzonte. Finalmente. Quindici ettari, vi si incrociano i quartieri Japigia, Madonnella e San Pasquale: qui - dal 1933 al 1985 - la Fibronit ha avuto i suoi stabilimenti di produzione di manufatti in cemento-amianto. L’hanno battezzata, con il tempo, “fabbrica della morte”: centinaia di operai e residenti delle aree limitrofe hanno perso la vita a causa del mesotelioma pleurico. Respiravano polveri di amianto, quotidianamente o quasi: malattie insorte anche molto oltre la chiusura della fabbrica. Anche per questo oggi, mentre l’ex gigante dismesso si avvia a diventare un luogo di incontro e di socialità, non lascia indifferente la comunità.

"Come potrebbe, del resto?", fa spallucce il sindaco di Bari, Vito Leccese. "La realizzazione del Parco - dice - è la chiusura di un lungo percorso fatto di battaglie civili, dolore, morte e responsabilità collettiva: è un luogo che torna alla città dopo essere stato per decenni una ferita aperta nella storia di Bari, che nessuna opera potrà mai cancellare".