BOLOGNA – Felicità è avere un playmaker. Venezia ce l’ha. La Virtus no, fra uomini rotti e uomini vecchi e stanchi. La sfida in Fiera si decide così, dando l’Oscar della regia a R.J. Cole, che stappa 14 assist, oltre a 12 punti e 5 recuperi, guidando la sua Reyer nell’audace colpo a Bologna, segnato da puntuali e massicci assalti ad un’area messa a ferro e fuoco. La Virtus ha poca difesa e quasi niente attacco, cosicchè la prima vittoria di Jakovljevic non arriva ancora e questa sconfitta pesa più delle altre due. Il campionato è potabile, l’Eurolega no. Il primo posto rimane, ma la muta alle spalle incalza. Seconda Brescia, terza Venezia, quarta Milano, stavolta tutte vincenti. Il vero problema però è che questa Olidata ha prospettive oscure, venuta pure, a colmare la cesta dei cattivi pensieri, la botta della diagnosi di Vildoza: lesione al bicipite femorale della coscia sinistra, 5-6 settimane di stop. Atteso Pajola per fine mese con Trieste, toccherà dragare le offerte di mercato. Andare avanti così è più che un’avventura.

(eikon)

Venezia dunque fa il colpo invadendo l’area. Partecipano il redivivo Tessitori, che nessuno ferma, il morbido Wiltjer, che rinuncia pure alle spingardate da lontano, il saltimbanco Parks. La Virtus vive un po’ dei rimbalzi di Jallow (12), che però fa attaccare in quattro, e tanto delle sventatezze della Reyer, che si mangia gol fatti. Ma è l’attacco il buco nero. Tenuta la parità fra i denti per 30’, la Vu frana nell’ultimo quarto, anche se qui, salita a +9, Venezia rispolvera le antiche cattive abitudini e si fa raggiungere. 9-0, 80 pari a 2’20”, forse da lassù la guarda anche San Toko, ma sarebbe meglio averlo qui, perchè la rimonta va in bianco, perchè di nuovo Edwards, sempre pessimo, lì la sotterra. Regala tre liberi a Wiltjer, segna una prima entrata, ne sbaglia una seconda. Persa. Finisce di 4 per loro, la Vu salva la differenza canestri (all’andata fu +6), se mai servirà. Boogie non dà nulla. Anzi, fa danni. Il 5/11 dice meno delle 6 palle perse che spalancano autostrade al nemico. Non è mai una minaccia, lo è per i suoi. L’attacco si riduce a Morgan (6/11, 8/8 liberi, 5 assist), col solito coraggio a buttarsi dentro e a tirare impiccato, e un po’ a Smailagic (6/11, 6 rimbalzi). Gli altri, notte fonda, con le luci spente in regia di Hackett che, soffrendo a badare lì, nulla dà a tabellino, vessato da avversari con fisicità di rango europeo. Nel finale compare Niang. Non basta.