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Secondo recenti stime, circa il 27% dei pensionati ha beneficiato di un taglio medio dell'aliquota: chi ha riscontrato degli aumenti

Gli aumenti previsti per le pensioni 2026 sono diventati realtà per milioni di contribuenti, anche se i benefici di questa variazione non sono stati percepiti da tutti in modo uniforme. L'impatto concreto di questo incremento, che deriva da un mix di fattori tra cui l'adeguamento all'inflazione dell'1,4%, la revisione delle aliquote Irpef e il potenziamento delle maggiorazioni sociali, dipende infatti in larga parte dal reddito del beneficiario: la maggiorazione degli assegni, a cui ha contribuito anche l'accredito degli arretrati dei primi due mesi dell'anno, ha avuto un peso superiore per chi incassa pensioni basse o medio-basse.

Il primo elemento a contribuire all'aumento dell'assegno è stata la rivalutazione dell'1,4% entrata in vigore il 1° gennaio 2026, grazie alla quale si è registrato un adeguamento del trattamento minimo, che ha raggiunto quota 611,85 euro al mese, oltre che un aggiornamento dell'assegno sociale e dei massimali contributivi. Da marzo, inoltre, è stato applicato il taglio dell'Irpef, che ha comportato il passaggio della seconda aliquota dal 35% iniziale al 33% per redditi compresi tra 28mila e 50mila euro lordi: nel cedolino del terzo mese dell'anno sono rientrati anche gli arretrati di gennaio e febbraio, corrisposti in un'unica soluzione. Secondo le stime dell'Ufficio parlamentare di bilancio, il 27% dei pensionati ha beneficiato di un taglio medio dell'aliquota pari a 0,2 punti, che si traduce in un risparmio medio annuo pari a circa 55 euro.