È una vera e propria fenomenologia. Quella delle scalatrici del potere. Dotate di furbizia e di scaltrezza. Invasive. Vedono la preda, si fanno avanti nel bosco e nel sottobosco della politica, s’infilano nel milieu che conta e si propongono: la mia professionalità, il mio curriculum, la laurea che ho preso (fino a prova contraria e mai a Yale) e la mia generosità sentimentale e come me nessuno mai. Le cronache si arricchiscono di casi così – ora c’è il caso Claudia Conte – ma la fenomenologia delle scalatrici del potere generalmente, e anche stavolta con Piantedosi, appartiene al gossip e di rado riesce ad assumere la dimensione dello scandalo che cambia il corso delle cose vere.

Resta il fatto che Claudia Conte e le altre rappresentano una costante che si rinnova via via, un archetipo arcaico faccio cadere nella mia rete il potente di turno e mi illumino del suo potere che in fondo è quello delle favorite, così si chiamavano un tempo. Si tratta di una genia di donne che mirano a raggiungere un potere parallelo, spesso anche indipendente o magari sovrapponibile a quello dell'obbiettivo della loro caccia. A cui capita magari di avere grande lucidità negli affari pubblici ma talvolta un senso di distrazione rispetto alla tutela della propria sfera privata.