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Ultimo aggiornamento: 17:17
A poche ore dall’ennesima grana – post referendum – del governo Meloni, in una primavera fredda e senza rondini (qualcuno le ha viste?), esplode il caso: Claudia Conte, giornalista, rivela in un’intervista a Money.it di avere una relazione con il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. E comincio da un dettaglio che non è irrilevante nella narrazione collettiva che sta avvenendo sui social e non solo. Un avvocato ravennate con cui sono in contatto su Facebook pubblica le foto della moglie del ministro e della giornalista indicata come sua presunta compagna, costruendo una sorta di paragone estetico tra le due.
Gli chiedo quale senso abbia pubblicare le foto del volto della moglie e del volto — o meglio del corpo — di colei che si è dichiarata (o è indicata come) amante del ministro? Perché esporre i corpi delle donne, quando in questa ennesima rogna — che rievoca quella dell’ex ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, e quella di tanti uomini di potere sorpresi con le braghe calate (vedi Berlusconi) — sono i corpi degli uomini di potere che dovrebbero essere al centro di ogni riflessione?
Come spesso accade, invece si scivola sul piano morale. Le amanti, o presunte tali, rappresentate come incaute o astute arrampicatrici sociali che scardinano le porte del potere con l’arma della seduzione e dell’avvenenza. Un canto delle sirene al quale la maschia virilità cede per una debolezza che andrebbe guardata con indulgenza. Poveri ministri, poveri capi di Stato e di governo, poveri re, o sindaci o assessori. Poverini. Poverini, se non fosse che questi “poverini” occupano le stanze dei bottoni, amministrano città o interi Paesi e, se non sono capaci di amministrare se stessi e le proprie relazioni, come possono amministrare la cosa pubblica?













